Per molto tempo il vino rosato ha occupato una posizione difficile da definire. Troppo strutturato per essere considerato semplicemente un bianco estivo, troppo leggero per essere assimilato ai grandi rossi da invecchiamento. Eppure, proprio questa libertà dalle categorie è uno dei motivi per cui continua a conquistare spazio sulle tavole. Il 26 giugno, in occasione del Rosé Day, abbiamo scelto di raccontarlo attraverso sei etichette molto diverse tra loro. Non una classifica e nemmeno una selezione dei rosati più rappresentativi d'Italia, ma un percorso che mostra quanto possa cambiare volto questa tipologia a seconda del territorio, del vitigno e dell'idea che ne guida la produzione. C'è il rosato che nasce sulle sponde del Lago di Garda e quello che guarda il mare della Calabria. C'è il Metodo Classico da Pinot Nero e quello ottenuto da Nebbiolo, vitigno che normalmente associamo a tutt'altre espressioni. Ci sono bollicine pensate per accompagnare un intero pasto e vini che trovano la propria dimensione ideale all'ora dell'aperitivo. Sei bottiglie diverse per carattere, provenienza e stile, accomunate da una sola caratteristica: dimostrare che il rosato non è una categoria intermedia, ma un linguaggio capace di assumere forme molto diverse senza perdere la propria identità. |
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